venerdì, 28 agosto 2009

BIBLIO / ANGELA PASSARELLO

Angela Passarello, Ananta delle voci bianche, Crema, I quaderni di Correnti 2008

Ricca di suggestioni emblematiche, la raccolta di testi in prosa descrivono una serie di animali secondo l’impostazione induista. Le cicale «nell’ora della pennichella concertavano sempre. Protette dalla luce estiva e dai sempreverdi non riuscivamo a distinguerle. Nella pineta il cicaleccio sovrastava ogni cosa». L’immagine globale disegna Ananta, «il bianco serpente cosmico sulla cui spire riposa Vishnu tra una creazione e l’altra», un intreccio di forze universali che ordinano la vita (Giuliano Ladolfi).

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giovedì, 27 agosto 2009

BIBLIO / GIOVANNI BARRICELLI

Giovanni Barricelli, Il paradiso delle nevi, Ro, Book 2008

Innamorato della poetessa Saffo, Barricelli compone 57 liriche suggestionato dalla bellezza dei pochi frammenti a noi giunti. Gli esergo contengono citazioni in una prima parte con testi in greco antico e in una seconda con testi in italiano. Anche in questo caso non ci si dorrà mai abbastanza del naufragio della produzione della poetessa di Lesbo, che non ci permette di leggere interamente le sue composizioni. Il poeta beneventese cerca di rimediare allo scempio del tempo recuperando lo splendore del verso, lo sfarzo aureo dell’incanto, la dolcezza dei sentimenti, il fascino del ritmo: «Il bianco corpo risposa sul giaciglio / che io già volgo all’urna dei ricordi / e intatta una vetrina riporrò nel tempo / e di esso elevo un monumento di granito».

Solo la lettura in lingua originale permette di assaporare la bellezza letteraria di uno dei più coinvolgenti spiriti poetici di tutti i tempi: vale proprio la pena aver sudato per anni su declinazioni e verbi! (Giuliano Ladolfi).

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mercoledì, 26 agosto 2009

BIBLIO / EUGENIO GIUSTIZIERI

Eugenio Giustizieri, Ombra di nubi, stp. 2008

Eugenio Giustizieri di Sannicola (Le) mi manda un libricino, su cui ha scritto nove brevi annotazioni in versi sul padre «che quasi con sorpresa / scopro in me». Egli ne avverte la presenza non solo nella mente, nei ricordi, nelle esperienze, ma soprattutto nel continuare in se stesso la esistenza di lui: «Sono la tua presenza / ansia perduta / che riversa / vertigini di speranza». Mediante la generazione la vita perpetua e rinnova se stessa in uno sviluppo senza confini (Giuliano Ladolfi).

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martedì, 25 agosto 2009

BIBLIO / PHILIPPE JACCOTTET - GIUSEPPE UNGARETTI

Philippe Jaccottet, Giuseppe Ungaretti, Jaccottet traducteur d’Ungaretti, Parigi, Gallimard 2008

A cura di José-Flore Tappy, la prestigiosa casa editrice francese pubblica la corrispondenza tra il poeta italiano e il poeta transalpino, suo traduttore tra il 1946 e il 1970, anno della morte di Ungaretti. I contatti derivano da necessità di collaborazione e, pertanto, a volte si intensificano e a volte si allentano. Le missive del poeta italiano sono conservate al Centre de recherches sur les lettres romandes dell’Università di Losanna, mentre le corrispettive inviate da Joccottet si trovano negli Archivi Ungaretti al Gabinetto Vieusseux a Firenze.

La maggior parte di esse concernono situazioni pratiche; assai più interessanti quelle in cui si istaura un confronto su problemi pratici di traduzione (Giuliano Ladolfi).

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giovedì, 20 agosto 2009

BIBLIO / RENATO GRECO

Renato Greco, se con trepide ali, Nardò, Besa 2008

Considero Renato Greco il più prolifico poeta da me conosciuto. Non appena trovo il tempo per leggere una raccolta, me ne giunge una nuova. Del resto, la sua bibliografia  testimonia che, oltre ad un’autoantologia e ad una biografia d’amore, ha pubblicato dal 2000 ad oggi ben 19 sillogi. Sul n. 52 dello scorso dicembre ho pubblicato due recensioni ed ora mi accingo a leggere un altro testo.

La poesia per questo scrittore assume l’aspetto di un ininterrotto dialogo con se stesso prima che con il lettore. A chi, come me, ha dedicato tempo e passione per i suoi versi, riesce familiare il tono discorsivo, talvolta colloquiale, talvolta narrativo, spesso brillante. Ogni aspetto, ogni esperienza, ogni situazione diviene occasione per una traduzione in versi («investigando traggo / una visione chiara del destino»). Un nido di formiche rammenta al poeta un aspetto della propria vita; un ritrovo di famiglia lo spinge a scrivere un augurio; la visione delle mummie gli ricorda la caducità dell’esistenza; in un momento di sconforto egli medita su se stesso («Nell’intimo sono io e non sono io») e così via fino al commiato in cui esplicita il fine della propria scrittura: «Faccio il poeta solo per me stesso» (Giuliano Ladolfi).

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martedì, 18 agosto 2009

BIBLIO / GIANCARLO MICHELI

Giancarlo Micheli, Nell’ombra della terra, Roma, Gabrieli 2008

La mescolanza pare essere la cifra ricorrente nella raccolta di Micheli, il quale ama unire concreto con astratto, storia con fantasia, metafora con la cronaca, la luce con le tenebre proprio nell’ombra, come suggerisce il titolo: «Sono l’apparizione del monaco nero / Dal vortice dell’uragano Katrina / All’altro vertice della catastrofe / Attraverso la strofa e l’epilogo / Fino alla regola grammaticale / E alla sprezzatura della vita». Il risultato propone uno continuo spostamento di prospettiva, un perpetuo “straniamento” che si risolve in dissolvenze ossimoriche concettuali più ancora che retoriche: «Dalla fine al principio puro / E si spaura ottimamente / Chiama a raccolta i torturatori / Affinché facciano pagare cara / la parte cui la vittima è dannata / Per soprammercato e più-di-godimento» (Giuliano Ladolfi).

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lunedì, 17 agosto 2009

BIBLIO / ERIKA DAGNINO

Erika Dagnino, Racconti dell’ombra, Crotone, CSA 2008

Ci sono elementi che non possono essere suddivisi all’infinito: non è solo la fisica a proporre questa realtà, ma anche l’esperienza comune. Solo la logica zenoniana continua a dividere lo spazio che intercorre tra Achille e la tartaruga. Per noi ogni dualismo riserva una “terra di nessuno” dove le entità di contrasto trovano un’inscindibile unione. E l’attenzione di Erika Dagnino in questi due racconti si concentra su personaggi alla ricerca di definire lo «scarto tra se stess[i] e la [loro] ombra», tra «la natura della musica e quella dell’immateriale che viene evocato». «Il limite della possibilità individuale» si trova propria all’esterno di questi orli, che si afferrano con la mente, ma che non possono essere circoscritti. In questi recessi oscuri i «fatti inizia[no] ad annebbiarsi», resta la vita con il suo mistero inaccessibile in gran parte alla mente: il mare ed un cucchiaio (Giuliano Ladolfi).

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