mercoledì, 22 luglio 2009

Il miele della parola in un’antologia poetica di Interlinea / di Giuliano Ladolfi

In realtà il titolo della pubblicazione è diametralmente opposto: Il miele del silenzio. Antologia della giovane poesia italiana (a cura di Giancarlo Pontiggia, Novara, Interlinea 2009), ma tali e tante sono le sollecitazioni che vi sento vibrare un parola luzianamente «alta».

Del resto, non c’è che dire: Giancarlo Pontiggia ha fiuto, ha fiuto da vendere, fiuto nel valutare la poesia contemporanea, opera assolutamente rischiosa e compromettente. Aveva giurato e spergiurato di non mettere più mano ad un’antologia di poeti contemporanei dopo la Parola innamorata (1978), ma gli concediamo la piena assoluzione per un gesto di vasta portata, destinato a porre ordine al caos contemporaneo.

 

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mercoledì, 22 luglio 2009

BIBLIO / ANNALISA MACCHIA

Annalisa Macchia, La luna di Césanne, Napoli, Kairós, 2008

Annalisa Macchia, conosciuta non solo per le pubblicazioni dedicate all’infanzia ma soprattutto per le recensioni e per il racconti pubblicati su «Erba d’Arno», recentemente ha dato alle stampe un’altra raccolta di poesie nella collana “Le parole della Sibilla” diretta da Antonio Spagnuolo con introduzione di Plinio Perilli.

«Mare nascosto / Incanto / nel fondo di un bicchiere rovesciato. / Mai corroso / mai franto». All’emblema del mare che domina la prima sezione, Sulla forma del mare, la poetessa affida il fascino del mistero e la tensione di chi sulla spiaggia si limita alla contemplazione senza poter scandagliarlo nella vastità delle sue dimensioni. La tensione sentimentale si nutre di luce e di colori che la mente può solo percepire, mai afferrare: «Azzurro sopra azzurro / […] / Sembra d’oro la sabbia».

Dopo Giorno e notte, parte dedicata agli haiku, la sezione eponima riprende l’esplorazione dell’elemento luminoso contemplato non più nella natura, ma sulla tavolozza di Cézanne: «Inseguo il mio fantasma luminoso» (Giuliano Ladolfi).

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venerdì, 17 luglio 2009

BIBLIO / ROBERTO MAGGIANI

Roberto Maggiani, Cielo indiviso, Lecce, Manni 2008

«Dove vanno le cose che il vento porta via?» si domanda Roberto Maggiani. Esiste una risposta? Forse ciascuno dovrebbe ricercarla dentro di sé. Egli, infatti, trova una soluzione nella poesia che “ferma” sulla carta l’evanescenza dei sentimenti e delle esperienze. La prima parte, Oceano Atlantico, descrive un viaggio a Lisbona e nell’Algarve, mentre la seconda, Mare Mediterraneo, traccia brevi annotazioni incentrate su situazioni personali. Mare invisibile (nei dintorni delle cose) parla della quotidianità. La situazione occasionale non viene superficialmente affrontata nell’aspetto descrittivo, il poeta tramite essa vuole conoscerne il senso:

 

Guardare l’universo è salire a ritroso l’abisso del tempo

fino a quella sfera fastidiosa

oltre la quale s’immagina la luce.

La mente fluttua silenziosa sull’abisso

fino a soccombere nel tempo mancante

nel tanto lungo quanto corto presente

da sempre e da mai assente.

Prima del tempo che cosa ci ingannò?

 

Il tempo e lo spazio vengono percepiti, quindi, come strumenti per risalire ad un “oltre” (Giuliano Ladolfi).

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martedì, 14 luglio 2009

BIBLIO / ALESSANDRO POLCHI

Alessandro Polchi, Bruciare l’acqua, Firenze, Edizioni della Meridiana 2008

La raccolta di Alessandro Polchi, Assistant Professor of Italian alla Fordham University di New York, è giocata fin dal titolo sull’ossimoro concettuale, che non si limita a puri bisticci di parole, come spesso è avvenuto nel recente passato, ma si colloca come segno di un’insanabile contraddizione del pensiero contemporaneo incapace di individuare un elemento di sintesi nelle contraddizioni esistenziali: «In diem perdo / qualcosa che più non ha ritorno. / […] / L’oltraggio è qualcosa che ho perduto / il miraggio che forse ritroverò».

Le quattro sezioni derivano i nomi da alcuni luoghi della casa romana, come stazioni di un viaggio verso «la pura pellicola invisibile». Le citazioni e le allusioni filosofiche e letterarie dilatano la rappresentazione di un’esplorazione nel mare della contemporaneità (Giuliano Ladolfi).

 

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giovedì, 09 luglio 2009

BIBLIO / DANIELA RIZZO

Daniela Rizzo, Buriana di Babele, Empoli, Ibiskos 2007; Di tulle vestita, Roma, Il filo 2007

Daniela Rizzo, collaboratrice editoriale e dottore di ricerca in Storia delle Donne in un’università romana, mi invia due pubblicazioni: la raccolta di poesie Buriana di Babele e un romanzo breve Di tulle vestita.

Il primo testo vanta un primo premio (ex aequo) al quarto Concorso internazionale “Autori per l’Europa 2007”. Con struttura ad accumulo, quasi un flusso di coscienza privo di spezzettatura, il dettato poetico riproduce il caos interno ed esterno che domina la contemporaneità e grava sul mondo: «Il ramoscello d’ulivo / in punta al mare / sillaba, la mondo, intiero, / idiomi di concordia, / mite e poi d’un tratto / fiera irosa, / riplasma ogniqualvolta di sé / il biblico caos di Babele». Ne deriva una sensazione di vuoto («il mio vuoto / diligentemente oggi riempito / di regole e di lavatrici, / di acquisti e biechi sorrisi»), di disorientamento («Mi hai detto ieri / che la libertà non esiste, / eri frattanto addetto alla tua catena di montaggio»), che lasciano tuttavia intravedere un bagliore di speranza:  «Tu sei li mio astro più fulgido / ed apparentemente distaccato».

Il romanzo breve è incentrato sulla figura «luminosa come le stelle» di Anna. Il racconto unisce le tecniche proprie della narrativa della memoria con un brio proprio dello stile contemporaneo basato sull’essenzialità. La vitalità, la cultura come pure la simpatia del personaggio le permettono di  lasciare il segno nella vita delle persone con incontra (Giuliano Ladolfi).    

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giovedì, 09 luglio 2009

BIBLIO / RAFFAELLA BETTIOL

Raffaella Bettiol, Una sprovveduta quotidianità, Ancona, peQuod 2008

Una sostanziale fiducia nella vita scorre nella raccolta e connette le quattro sezioni, diverse per tematiche e per struttura.

La prima, Un amore, è formata da composizioni che programmaticamente si sottraggono ad ogni tipo di effusione romantica per cantare la quotidianità (cfr. il titolo della raccolta) attraverso i gesti, gli incontri, le stagioni, gli oggetti, in sintesi quell’«arte di amare» descritta da Eric Fromm, che si attua attraverso le opere e i giorni, e che si costruisce a volte con gioia a volte con fatica: «La nostra stanza, amore mio, / un disordine continuo, / tu getti la camicia sulla sedia / io la gonna».

La seconda, Un luogo, un tempo, presenta movenze che alludono alla nitidezza dei lirici greci con improvvise e illuminanti aperture paesaggistiche che rapiscono il lettore: «Scendono a valle le ragazze, / perse, forse un po’ strane, / l’aria s’è fatta fredda, / la prima neve caduta, / un soffice nevischio, / subito dissoltosi, / in un settembre che inizia».

La terza parte, La Commedia dell’arte, è dedicata alle maschere che rappresentano la loro parte nel teatrino della poesia.

E, infine, in Ancora parole ritornano le scene paesaggistiche e i ritmi delle stagioni che incantano la poetessa: «il vento di libeccio  / torna a scompigliare i capelli / a rammentare gli amici / gli scherzi sulla spiaggia».

Una sottile vena di malinconia vivifica la raccolta e impregna la concezione stessa di una poesia deputata a sottrarre affetti e ricordi dall’azione vorace del tempo: «Nessuno ritorna, / io, piccolo fantasma, / il lenzuolo a terra, / piango a lungo / desolato» (Giuliano Ladolfi).

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lunedì, 06 luglio 2009

BIBLIO / ANTONIO SPAGNUOLO

Antonio Spagnuolo, La mia amica Morel e altri racconti, Napoli, Kairós 2008

«Donna Claretta sapeva rendere quest’uomo burbero e quasi animalesco ormai docile come un cagnolino». La citazione ci aiuta ad entrare nell’universo stilistico del romanzo di Antonio Spagnolo, in cui la rappresentazione si nutre di immagini corpose che esprimono «forte carica di sensualità e di erotismo […]. Il linguaggio, colto e raffinato, coglie in ogni passaggio dal corpo all’anima, fino alla narrazione, un punto cruciale di massima tensione», chiarisce Nando Vitali. La descrizione del sentimento amoroso assume la connotazione concreta di volti, di corpi, di desideri e di esperienze, ritratte attraverso lo strumento del flusso di coscienza, anche se il suo fascino segreto rimase sempre indescrivibile: «Anche l’amore vive di esclusioni, di segregazioni, di allontanamenti: potrebbe resistere nelle mie parola e potrebbe morire nelle azioni» (Giuliano Ladolfi).

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