mercoledì, 29 aprile 2009

BIBLIO / Il fuoco del pane spezzato nelle poesie di Aldo Ferraris

Il 9 dicembre 2008 l’editrice Lietocolle ha licenziato l’ultima fatica di Aldo Ferraris Solo dieci Poesie nella collana “Libricini da collezione”. Se il titolo indica la dimensione della pubblicazione, il sottotitolo ne delinea il contenuto, Immensa creatura, metafora specificata nella prima lirica: «Quando si alza, l’immensa creatura /  chiamata notte dalla lunga falcata, / oscura amante che dischiude i pensieri».

Non è una novità che le ultime raccolte del poeta novarese si contraddistinguano per coerenza tematica, che conferisce una saldezza poiematica finalizzata ad espandere l’armonia semantica del singolo verso e del singolo componimento all’intera composizione. Non più la morte o la natura ora ispirano lo scrittore, ma la notte percepita nell’immensità della sua potenza, capace di spalancare orizzonti percettivi e di suscitare atmosfere sentimentali degne di un Novalis o di Shelley, ravvivate dallo sguardo penetrante di Yves Bonnefois, il quale, scova il «fuoco nel pane spezzato» e vede il «giorno avanzare tra le pietre».

Lo scenario prospettico si stende sulla pianura, priva confini, priva di barriere: «Queste notti di pianura / così ampie come ali in fuga che / sfiorano l’intonaco ruvido del cielo, / così incerte e tremanti / mani oscure sul viso dei campi».  

 

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mercoledì, 29 aprile 2009

L'ULTIMO FILIBUSTIERE NOVARESE / di Giuliano Ladolfi

Con il contributo del Comune di Premeno per le edizioni “Compagnia della Rocca” di Oleggio Castello nel dicembre del 2007 è stato pubblicato un singolare libretto di Francesco Ruga L’ultimo dei filibustieri. Tom Antongini e il lago Maggiore. L’autore, docente alla scuola media di Gozzano, è noto per le sue ricerche di carattere storico. Profondo conoscitore dei luoghi in cui è nato ed opera, ha voluto divulgare la figura di un personaggio decisamente originale in uno stile brillante e accattivante.

«Antongini è considerato da tanti unicamente come segretario di D’Annunzio, ma questa è un’immagine riduttiva, perché Tom va riscoperto e studia per quanto ha rappresentato nel panorama culturale e letterario del secolo scorso»: il lettore subito viene posto di fronte alle finalità e al contesto del lavoro e Ruga analizza questo personaggio secondo le diverse sfaccettature che ne hanno determinato la personalità.

 

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lunedì, 27 aprile 2009

BIBLIO / LINO MOLINARIO

Lino Molinario, Percezioni di finitezza, Novara. Zen 2008

Circa un mese fa mi telefona Lino Molinario per domandarmi un parere sulle sue ultime pubblicazioni. Risposi che ne avevo ricevuta soltanto una e che non avevo notizia della raccolta Percezioni di finitezza. «Gliela manderò quanto prima. Mi sembra di raggiunto un livello apprezzabile: descrive l’esperienza che ho vissuto durante il ricovero ospedaliero in una clinica milanese». Il poeta, nel chiarirmi la questione, mi fa venire le lacrime agli occhi.

Qualche giorno dopo giunge il libretto. Mi precipito a divorarlo, ma non mi sento di accostarmi immediatamente alla tastiera.

 

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lunedì, 27 aprile 2009

BIBLIO / CARMELO ALIBERTI

Carmelo Aliberti, Itaca – Ithaca, Castiglione di Sicilia, Il Convivio 2006

Dramma lirico per voce sola, il testo, corredato da un’ampia prefazione di Francesco Puccio e da un’altrettanto ampia postfazione di Angelo Manitta, rispettivamente tradotti in inglese da Ennio Rao e da Nino Famà, il quale si è pure assunto l’onere della traduzione poetica, la raccolta poetica prospetta il viaggio verso la propria terra, la Sicilia, l’Itaca sospirata. L’Odissea di Aliberti si svolge attraverso approdi che cercano di distoglierlo dalla “missione” civile della poesia. Come divinità propizie, a lui si accostano scrittori Kavafis, Cattafi, Bevilacqua, i quali non esistano ad sorreggerlo di fronte ai “marosi della storia”: «“Ah! Bartolo, Bartolo” gridai / “come potrà la prua inerme / varcare l’insidia delle acque / nel regno di Adelasia possessiva / che inghiottì in idre di passione / marinai audaci, eroi, dei”». In uno stile “epico” Aliberti, novello Ulisse dantesco, auspica la riscossa della Sicilia: «bisogna liberare l’isola / infibulata dal tridente di Nettuno / bisogna riscrivere la storia / insieme sulle onde del futuro». Itaca, pertanto, si staglia sull’orizzonte dell’ideale, meta prefissa, ma ancora soltanto agognata: «“Fratelli, una nuova avventura per noi è pronta, / sì, andiamo, andiamo verso l’isola, / finalmente Tu, mia Itaca, / isola perenne di tutte le mie vite» (Giuliano Ladolfi).

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mercoledì, 15 aprile 2009

BIBLIO / FERNANDO GRIGNOLA

Fernando Grignola, La foglia trafitta dal sole, Balerna (Svizzera), Ulivo 2008

La pubblicazione raccoglie una selezione di poesie scritte da Fernanda Grignola dal 1957 al 2007 nel dialetto di Agno, località del Canton Ticino. I versi profumano di un’atmosfera contadina, in cui la vita seguiva il ritmo della natura e la comunicazione avveniva in un linguaggio intimamente connotato di termini “terrigni” e animali: «In cascina a piedi nudi / sotto l’inferno del tetto / a pigiare l’ammasso bollente / di brace e fieno. // Di sera / era l’ora / delle mele ballerine / appese al chiaro di luna» (È riportata solo la traduzione). Scene di questo genere oggi si ritrovano solo più nei ricordi di chi ha lasciato la maturità e nelle rappresentazioni cinematografiche: un mondo è passato ed è passato con una velocità così impressionante che si è creato un universo simbolico assai diverso tra le generazioni e la scomparsa del dialetto è una delle prove più eloquenti. Non è un caso che anche la poesia della Grignola muti con il tempo: le tematiche diventano più personali, talvolta affrontano argomenti sociali, come la povertà e come la guerra (Milioni e milioni ai paesi da colonizzare / domani la scusa per bombardare // armamenti, armamenti, armamenti…»), ma intatta resta la coscienza morale improntata a sani valori che il tempo non ha trasformato.

Come ho già avuto occasione di sostenere, è un peccato che la grafia rimanga ancorata ad una tradizione in bilico tra il francese e l’italiano e non si emancipi secondo le indicazioni che la linguistica offre secondo un unico principio: ad un ogni suono deve corrispondere uno e un solo segno (Giuliano Ladolfi).

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martedì, 14 aprile 2009

N° 53 DI ATELIER / IN QUESTO NUMERO

In questo numero

  

Come annunciato sul numero scorso, «Atelier» compie un ulteriore rinnovamento e non per necessità di un semplice maquillage quanto piuttosto per un’interna istanza di portare a compimento il programma annunciato sulla prima pubblicazione.

«E allora, se non abbiamo nulla da dirci, non sarebbe più responsabile corretto tacere?» ci eravamo chiesti nell’ultimo Editoriale. Marco Merlin risponde: «Ma la tentazione del silenzio è l’attrito che santifica ogni incipit e proprio perché il nostro orizzonte è saturo bisogna prendere parola. Proprio perché sono esauriti gli argomenti, è necessario rinominare l’essenziale. […] Ecco, l’adunata risuona ancora, dopo tredici anni, come la prima volta. Tentiamo, di vedetta, nuovi avvistamenti, benché consapevoli che, più si va a fondo nell’orizzonte, più si spalanca la solitudine». La rivista riprende, quindi, il vigore di quella funzione “militante” che ha impresso spallate alla stagnazione delle Lettere. E l’«essenziale» si traduce in una rinnovata attenzione ai “problemi originari”, ai problemi costitutivi, ai problemi che concernono non solo la letteratura, ma l’“essere” scrittori, poeti, critici, lettori e cioè l’uomo.

 

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martedì, 14 aprile 2009

E' USCITO IL N° 53 DI ATELIER / L'EDITORIALE DI MARCO MERLIN

All’attacco! (Stando fermi)

 

È vero, nella nostra repubblica delle letterine, i soliti, intramontabili dibattiti si susseguono con tediosa regolarità, pompati dalle accademie e dai giornali che dovranno pur foraggiare i tanti intellettuali impegnati del nostro Paese, tanto impegnati che, non ci fosse di che accapigliarsi, non avrebbero nulla da fare. E un po’ più sotto anche gli scudieri dei piccoli periodici si ammonticchiano a battagliare a sommo di minuscole biche: e finché si tratta di ardore giovanile, lo spettacolo non sarebbe quantomeno miserabile, ma quando giovani scrittori di quasi cinquant’anni litigano per le briciole, viene veramente da intristirsi, per tanta terra desolata che perdura. Nemmeno i blog riescono più a stare al passo. Nemmeno gli amici riescono più a leggersi.

 

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