giovedì, 26 febbraio 2009

BIBLIO / NATALIA VERONESI PRADA

Natalia Veronesi Prada, Ombre sulle meridiane, Ro Ferrarese, Book 2008

La poesia della Veronesi Prada si radica sul divenire dell’esistenza: un incontro, una lettura, una festività, un pensiero, una notizia, scatenano un incrocio di sentimenti che vogliono diventare poesia. La pubblicazione, pertanto, si sostanzia di annotazioni sparse, che la poetessa tiene unite grazie ad una disposizione d’animo, ad una saggezza e ad una disposizione a superare il velo delle cose. E su questo viale si delinea un tratto di vita che la poesia ha il dono di sottrarre all’azione rapace del tempo (Giuliano Ladolfi).

 

Come il gesto dell’onda

sulle sabbie di tutti i litorali,

come l’orbita dei pianeti

sinuosa e perfetta,

è l’armonia tra i petali

di questa rosa antica.

Ordine misterioso:

mirabile

geometria della vita.

Una cetonia verde iridescente,

incantata,

riposa sul suo cuore.

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giovedì, 26 febbraio 2009

BIBLIO / PIER DAMIANO ORI

Pier Damiano Ori, Perso nel mio paese, Ro Ferrarese, Book 2008

Il titolo della raccolta di Pier Damiano Ori parrebbe riprodurre l’aggettivo “spaesato”, che indica chi ha perso il proprio paese. In realtà, l’io lirico coglie il disadattamento all’interno del proprio paese, del proprio àmbito di vita, della propria realtà relazionale: «Io entro e esco, ho un permesso permanente di non esserci o esservi, di / abitare e di ammalarmi, di non sapere che fare, di sottrarmi». Il Maestro chiama, ma «è solo un imbroglione, un anziano / imbroglione che lavora in banca, si trascina lo stipendio ogni mese». Tutti i punti di riferimento sono alterati; l’individuo è straniero nel proprio ambiente, nel proprio corpo; la tradizionale armonia con l’anima è infranta; la casa è un albergo; i giardinieri sono muti e tutto è vanità, nient’altro che vanità (Giuliano Ladolfi).

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martedì, 17 febbraio 2009

BIBLIO / SERGIO NAVE

Sergio Nave, La città provvisoria, Ro Ferrarese, Book 2008

Ispirato dai personaggi dell’Antico Testamento, Sergio Nave si immerge nei problemi della contemporaneità: «Sua madre morirà lunedì. / Da quell’annuncio divenne un altro / Più che gelo di sangue fu distacco / da saldezza di terre e primavere». Giobbe è il nome dei miliardi esseri umani che continuano a cercare un senso alla sofferenza. E in uno stile tra il narrativo e l’immaginifico lo scrittore si addentra nei meandri dell’umana realtà alla ricerca di una logica che all’intelletto umano inesorabilmente sfugge (Giuliano Ladolfi).

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martedì, 17 febbraio 2009

BIBLIO / ANDREA ITALIANO

Andrea Italiano, Nel deserto, Barcellona Pozzo di Gotto, stp 2008

Il primo pregio della raccolta di Andrea Italiano è la sobrietà del numero di composizioni (9) e del numero di versi (massimo 12), sobrietà che si trasforma in vigore, perché il dettato è sempre sostenuto e non concede neppure una pausa ad una forte tensione morale. La tematica annunciata fin dai primi versi è la morte («Viviamo un’età troppo densa, densa di vita e di morte come un grumo inestricabile, decisiva ed estrema), esorcizzata da una frenesia di successo, da una smania di attivismo, di arricchimento, di apparire, che non solo non risolve l’angoscia di fondo, ma distrae dalla ricerca delle corrette soluzioni: «Sulla strada ho sentito uomini e cose / soffrire disperatamente». La solitudine del cittadino del “villaggio globale” non è redimibile: «La solitudine degli uomini, / un senso invincibile di sconfitta». La tentazione di Thanatos appare come l’unica soluzione: «Con un mazzo di ginestre fare un cappio, / robusto cappio, senza tema di pentimento, / e per esso allungarci il collo / fino a morirne». Può la poesia fermare il declino della nostra civiltà? Lo scrittore vuole illudersi che così sia: «dimmi che la poesia è ancora sacra», ma «la crepa / voragine profonda / tagliava il tetto da parte a parte. / Il danno era fatto / la casa appena abitata, pericolante». La poesia può solo testimoniare il disfacimento: «Anche se la guerra finisce / intorno restano le macerie».

Sono composizioni essenziali, ficcanti, decise, testimonianza di un tempo di povertà, dove lo spreco di parole assume il significato di un’offesa ai problemi dell’attuale società. E proprio un simile requisito morale costituisce il valore aggiunto di questo esile libretto. (Giuliano Ladolfi)

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mercoledì, 11 febbraio 2009

BIBLIO / PAOLO CAGNETTA

Paolo Cagnetta, Basta cose, Milano, ExCogita 2007

Leggere le composizioni di Paolo Cagnetta immerge il lettore in una particolare atmosfera: è come se ci si trovasse in un bar davanti ad un boccale di birra ad ascoltare il poeta che raccontando svela il ritmo della sua esistenza tra incombenze quotidiane e ricordi, tra la descrizione di un avvenimento e una riflessione («Accendere una sigaretta / avviarsi a scrivere dei versi, / tentare una telefonata — / spinte sorelle a giocare un colloquio, / a cercare parole nella nebbia»). E, affascinati dalla sua affabulazione, non ci si accorge che il tempo passa, perché egli ci conduce nel suo mondo e ci dipinge la sua realtà con colori troppo vividi per non essere abbagliati: «Scendere la rampa del supermercato / piegare a destra alla svolta continua / dalla via Spinoza alla piazza Leonardo — sempre improvvisa e bella la sorpresa / delle guglie verdi del Cremlino—». E alla fine senza un saluto il poeta si allontana dal tavolo: «Dopo la perdita di ogni memoria / a dare scacco siano le parole / di chi chiude in noia e per accidia» (Giuliano Ladolfi).

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lunedì, 02 febbraio 2009

BIBLIO / VICTORIA SURLIUGA

Victoria Surliuga, Analogia del mondo. Scritti su Paolo Valesio, Modena, Edizioni del Laboratorio 2008

La storia della critica letteraria nasce dalla contemporaneità. Ben difficilmente i posteri potranno leggere testi di poeti oggi sconosciuti. Già è difficile reperire le pubblicazioni di molti poeti del Novecento, se non sono stati compresi in collane promosse dalla maggiori case editrici. Per questo è indispensabile lavorare sull’attuale poesia anche con il rischio di fallire nella valutazione. In questo caso si sarebbe in compagnia di illustri studiosi del passato.

Con tale intezione Victoria Surliuga, Assistant Professor di italianistica alla Texas Tech University di Lubboch, dedica una pubblicazione a Paolo Valesio, docente alla Columbia University, autore di numerosi saggi e fondatore della rivista «Yale Italian Poetry», ora «Italian Poetry Revue». La docente in un’ampia introduzione presenta il poeta nell’opera di insegnante e di studioso; intervengono, quindi, Peter Carravetta, Alessandro Carrera, Paul Colilli, Luigi Fontanella, Mario Moroni, Massimo Riva, Annalisa Saccà, Carlo Alberto Sitta, Luca Somigli, la stessa Victoria Surliuga e Richard Milazzo. Segue la raccolta di quattro interviste da parte di Theodore Cachey, di Francesco Guardiani, di Davide Rondoni a Valesio e un’intervista di Victoria Surliuga a Graziella Sidoli. Concludono due appendici dedicate alla bibliografia e alle note biografiche. Tra i saggi, tutti di pregevole profondità, quello della curatrice, dedicato al tema Preghiera e fede nella poesia di Paolo Valesio, individua nella religiosità l’origine del suo “essere uomo” che si tramuta in poesia: «È la presa di coscienza delle difficoltà e dei limiti insiti nell’essere umani […] a costituire il momento iniziate che porta alla consapevolezza del bisogno di spirituale e dei suoi necessari complementi, fede e preghiera (Giuliano Ladolfi).

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