Nota al testo A scuola di poesia di Annalisa Macchia, Florence Art editore Firenze 2009
Solo ora ho letto note di pregio al libro di Annalisa Macchia. Le condivido senza remore. Riconosco l’indiscutibile valore didattico del progetto riportato, esclusivamente, alle competenze e, in particolare, all’entusiasmo e all’amore per la poesia dell’autrice. Sono queste le condizioni sine quibus non la poesia non ammette limiti.
In caso contrario, cioè quando chi la propone non ne comprende il significato formativo della personalità, basato su libero sfogo del sentimento, scoperta del vissuto attraverso figure retoriche, musicalità e ritmo, elementi precocemente presenti anche nei diversamente abili, la Musa può risultare noiosa e lontana dal quotidiano vivere.
Mi ha calamitato inoltre l’originalità della seconda parte, in cui ogni forma poetica del nostro bagaglio culturale nei secoli, viene enunciata e immediatamente espressa in versi secondo le specifiche caratteristiche. Come non trangugiare i testi con autentico gusto e riconoscimento particolare per una “chef” di simile talento?
Mancava nella scuola un testo arricchito anche da sapienti pagine di tipo saggistico. Finalmente gli “addetti ai lavori” potranno attingere prezioso materiale da cui rielaborare nuovi personalizzati progetti educativi (Lucia Visconti).
Antonio Spagnolo, Fratture da comporre, Napoli, Kairòs 2009
Antonio Spagnuolo è nato a Napoli nel 1931 e marcia con vivezza d’ingegno e interessata partecipazione alla vita, quella sua e quella sociale e letteraria, verso gli ottant’anni. Perciò si resta spiazzati nell’approccio a questa sua ultima raccolta poetica perché è vero che queste Fratture da comporre sono poesia della memoria, del rimpianto, della consapevolezza dell’effettività del presente, del futuro non troppo lontano. Ma invano cercheresti nei versi di Spagnuolo quella connotazione umbratile o crepuscolare che pur sarebbe normale in un uomo della sua età.

È appena uscito un interessante saggio dal titolo Per un nuovo Umanesimo letterario (Novara, Interlinea 2009), nel quale Giuliano Ladolfi rielabora quindici anni di riflessione sulla figura dell’intellettuale, sull’estetica, sulla poetica e sulla critica letteraria, delineata nella militanza della rivista «Atelier». Il testo rivela una completezza di pensiero che racchiude le diverse problematiche in una sintesi rara nell’età della frammentazione e che si propone non come soluzione, ma come spunto di un fecondo e rinnovato dibattito sul valore della poesia e delle lettere.
L’epoca contemporanea, infatti, è sociologicamente caratterizzata da una situazione di “liquidità” che esige un processo di rifondazione del sapere umano, modificato dall’incalzare dalla tecnologia, dalla debolezza del pensiero e, soprattutto, dalla globalizzazione.
L’autore non teme di cimentarsi in un’opera estremamente difficile e cioè riconsidera la fenomenologia della poesia contemporanea studiando, esaminando, valutando i princìpi estetici e collocandoli all’interno del contesto storico- culturale.
Il lavoro si presenta, pertanto, come un tentativo di rifondare l’arte agganciandola alla realtà dell’uomo del XXI secolo, in un processo in cui cooperano diverse discipline: dalla sociologia alla filosofia, dalla storia all’antropologia, dall’estetica alla poesia, dalle scienze all’epistemologia.
La struttura, infatti, si snoda attraverso quattro percorsi: il primo è dedicato allo studio della complessità postmoderna “emporiocentrica” alla ricerca delle sue caratteristiche e dei suoi limiti, entro i quali deve lavorare l’intellettuale contemporaneo; nella seconda parte, in consonanza ai risultati del precedente studio, si tracciano le linee di un’estetica e di una poetica a misura d’uomo, indicando i limiti della produzione artistica “novecentesca” e proponendo una concezione di arte come “conoscenza”; nella terza sezione si chiama in causa la responsabilità della critica incapace di esprimere giudizi di valore, spesso collusa con il sistema economico, e si opera una chiara distinzione tra filologia, critica e antropologia letteraria giungendo a prospettare un nuovo metodo di giudizio; l’ultima parte è dedicata alla poesia: dopo una periodizzazione del Novecento e dopo la chiarificazione dell’Idealthipus interpretativo, l’autore, passa brevemente in rassegna i principali movimenti del secolo e giunge ad esaminare i decenni della Postmodernità e la poesia giovanile contemporanea, in cui egli vede i segni di una ripresa di una poesia capace di rappresentare i grandi drammi della contemporaneità.
In questa pubblicazione viene chiarito e proposto l’opera concettuale e laboratoriale della rivista «Atelier» finalizzata al rinnovamento della poesia e della critica letteraria.
Gabriele Bertozzi, Luoghi, Foggia, Bastoni 2006
I luoghi, avverte Gabriele Bertozzi, non dialogano immediatamente con noi; senza accorgerci, tra noi e la realtà dove ci troviamo esiste sempre una barriera che deve essere abbattuta perché la persona possa abitarvi in pienezza. Si tratta, però, di un movimento a due, di una “diaprassi” che richiede ascolto, comprensione, adattamento, empatia. Sotto quest’ottica il poeta innesta un rapporto con i luoghi della sua vita, perché questi non effondano invano la loro voce e perché il suo passaggio si tramuti in un segno di identità: «entrano pensieri di rose — colazioni / su quattro limoni il ricordo del sole / (forse lo avverte chi è ai tavoli fuori)». La suggestione si trasforma all’interno del lettore in un ampliamento di orizzonti conoscitivi (G. L.).
Roberto Mosi, Florentia, Firenze, Gazebo 2008
Si può amare la propria città come si ama una donna? E la si può amare con un affetto che la quotidianità accresce attraverso continue stupite scoperte? Roberto Mosi risponde affermativamente in questa raccolta tutta dedicata a Firenze, senza dubbio uno dei luoghi più incantevoli del pianeta. Ed egli non lo nasconde, anzi nella prefazione invita il lettore a partecipare di questo entusiasmo, a seguirlo in un itinerario poetico finalizzato a far scoprire quel fascino spesso sconosciuto al turista distratto e impegnato in tempi brevi ad immagazzinare immagini e ricordi. La poesia, invece, invoca i tempi lunghi, quelli della contemplazione, della sospensione stupita del divenire, quella del legame sentimentale, non dell’emozione: «Le Giubbe Rosse sono sbarrate, / i poeti scomparsi. / La musica è delle sirene, / i versi le urla degli operai» (Piazza della Repubblica) (G. L.).
Antonio Sorrentino, Isole e relitti, Napoli, Intra Moenia 2009
«Nessun uomo è un’isola» recita un famoso adagio e Antonio Sorrentino costruisce una mappa per la ricerca del tesoro: il superamento della solitudine. Il viaggio parte dall’adolescenza, quando inizia il desiderio di scoprire il mondo, e si snoda oltre la direzione autoreferenziale (pregio non indifferente) per collocarsi su un versante storico-narrativo, dove si intravede tutta la drammaticità dell’impresa: ««Fu giullare / poi serioso burocrate / si perse / nella catena degli anni / perse la chiave / per aprire non si sa quale forziere, / bruciò tutti i libri non letti / e attese / l’accadimento». Non è sempre facile approdare alle isole altrui, molti relitti rivelano le disgrazie dei naufragi (G. L.).
Pasquale Martiniello, le cavallette, Napoli, Ferraro 2009
«Ribellati terra mia con un rigurgito sismico / e sepoltura generale spezzando la fitta rete / di catene bianche e rosse di questa / micidiale gramigna che ti possiede e soffoca». Le poesie di Pasquale Martiniello a buon diritto potrebbero essere assimilate alla satira latina e, in particolare, a quella di Giovenale per lo robustezza del verso, per la passione politica e per l’amore per la virtù. Egli riprende il grido di Scotellaro e dei grandi autori meridionali, coscienza di una condizione difficile da mutare, coscienza di inefficienze e di incapacità della classe dirigenziale. Ma accanto a tale tematica, troviamo l’indagine sulla realtà, in cui il verum coincide con il quotidiano, ossia quella di personaggi che nulla posseggono di eccezionale e di straordinario secondo i consueti parametri massmediali, ma che incarnano una tipologia umana viva ed operante nel segreto di un paese che non trova ancora la forza per un balzo di carattere morale (G. L.).