
Che ne sanno i poeti ?
Spesso i poeti hanno l’aria di chi sa certe cose, magari non molte ma importanti. Spesso i lettori si affidano a loro come a fari d’esperienza o astucci di pensieri preziosi. Ma davvero la poesia possiede un ruolo o un compito conoscitivo? Che cosa sanno i poeti del mondo che rappresentano e della vita?
Fate questa prova. Leggete una poesia e chiedetevi che cosa vi insegni. Avete imparato qualcosa dai suoi versi? Se no, è una poesia da buttare. Se sì, che conoscenza vi ha trasmesso? Chiedetevi che genere di teatro ha dischiuso. Non di rado si parla della poesia come forma di conoscenza, ma di rado c’è chiarezza su che cosa si intenda; quindi non è facile capire quando ci sia un accordo o disaccordo. Chiediamocelo apertamente allora.
Lassú la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mulattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pressi dell'Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa piú nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondante ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciatori. E sotto quella neve vivono i miei ricordi.
Da Sentieri sotto la neve, Einaudi, 1998
Lo scrittore Mario Rigoni Stern è morto ad Asiago, all'età di 86 anni. Malato da tempo, Rigoni Stern è mancato lunedì sera. La notizia della sua morte è stata tenuta riservata dalla famiglia, per espressa volontà dello scrittore. I funerali sono stati celebrati oggi pomeriggio, in forma strettamente privata, nella chiesetta del cimitero di Asiago.
Da La rivoluzione è solo della terra, Manni, Lecce 2002
Pasqua
senza Victor
i vivi premono troppo e minacciano la vita dei morti
mi sono lavata i capelli
mi sono lavata la testa i capelli la testa mi sono lavata la testa
i capelli e ho detto:
sì
sono della specie femminile che piange
22 aprile 2000
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Da a fratello stefano (La Volpe e L’Uva, Bologna 2000)
mano nella mano attraversiamo l'ennesima ambulanza
*
Incuteva rumore la sostanza del ragionare
sulla qualità della nostra mente
Incute rumore
che s'è rivoltato contro
ribellione e passione
di marce delicate feroci intelligenti
per la pace mai esistita prima mentre la strage ci ha accompagnato
quel piovere di bombe con l'eco
ecco ricordo, come sempre nella nostra casa.
*
la confusione tra te e me è onda di mare
ora grigio come piombo
ora scintillante sogno
ritorna sempre poi scompare
*
"e che ora mi sia concesso riposo"
debole stella
fioca
umile
sveglia
debole stella
polvere
1. America primo amore
La prosa soldatiana scivola via con una leggerezza sorprendente, è “priva di attrito”, come diceva Pasolini, “priva di adesività”: a volte sembra non invitare a soffermarcisi, a rifletterci su; ma piuttosto ad essere consumata, voracemente, velocemente, americanamente. Soldati è un viaggiatore sensibile, intelligente, pieno di forza rappresentativa e perfino visionaria: forse non ha la tempra del Savinio di Dico a te, Clio, ma i mondi dei due scrittori sono talmente lontani che è davvero dura compararli. Savinio è più bravo a penetrare nella Storia, ad addentrarsi nelle sue viscere, a porle quelle domande che la mettono in imbarazzo; ma Soldati si trova di fronte a un luogo senza storia, anzi non ci si trova di fronte, si trova immerso, con passione, con fuoco, con ardore: con quell’amore che, per usare l’icastica espressione di Citati, “non sapeva trovare un limite nelle cose”.